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In che modo le api producono il miele?

Le api ci regalano il miele da migliaia di anni, ma anche il miele è in un periodo difficile tra crisi economica, pesticidi e cambiamenti climatici. La materia prima per il miele proviene direttamente dalle api: il nettare dei fiori o della melata (una sostanza contenente zucchero prodotta dal metabolismo degli afidi e altri piccoli insetti che si nutrono dei succhi delle piante) viene raccolto dalle api da bottinatrici. Queste api sono specializzate, una volta tornate nelle arnie, nel passare bottino (da cui il nome) alle altre api operaie.

Pertanto, dopo che il lavoro delle api è completato, l’elaborazione artificiale del miele inizia dopo il periodo di fioritura. Per estrarre il miele dal melario, cioè la parte dell’alveare che contiene il nido d’ape, bisogna prima rimuovere le api. Di solito, questo viene fatto usando l’apiscampo, un disco di plastica che forza le api a lasciare il melario e non posso tornare, tutto questo non danneggia in alcun modo la loro salute. Un altro metodo consiste nell’utilizzare un soffiatore che con aria compressa allontana le api, è un metodo più aggressivo, ma non le danneggia. Quando tutte le api si sono allontanate si può procedere alla rimozione del melario e procedere con le successive fasi. Attraverso il rifrattometro si controlla la percentuale di umidità presente nel miele e le api, generalmente, rivestono il melario quando si raggiunge una percentuale di umidità inferiore al 18%. Quando il miele, per motivi dovuti al clima, supera le percentuali di umidità può deumidificato con appositi macchinari.  La fase successiva è quella dell’estrazione, con un coltello si procede alla disopercolatura, operazione funzionale all’estrazione del miele che consiste nel dissigillare, manualmente o attraverso l’utilizzo di una macchina, le chiusure di cera con cui le api sigillano il miele nelle celle per conservarlo al meglio. Il miele viene filtrato e una volta pulito avviene la decantazione, per far comparire le bollicine d’aria durante l’estrazione del miele dai favi. Eliminata la schiuma vengono imbottigliati i primi vasetti e il miele viene preso dal basso perché sulla superficie possono essere presenti alcune impurità.

Il percorso per ottenere il miele è un viaggio molto lungo e gli apicoltori pongono molta attenzione alla cura del dettaglio e il risultato è un prodotto di ottima qualità.

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Il miele biologico

Il miele biologico esiste? La risposta è sì.

Innanzitutto, l’apicoltore sa dove vanno le sue api. Le api nel corso della loro vita, che è di una quarantina di giorni, in termini di chilometri compie il giro del mondo, ma in quanto a distanza non si allontana più di tre chilometri dall’arnia. Per la definizione di biologico, la posizione dell’arnia incide più o meno per il 20%, il restante riguarda i trattamenti e il cibo. In uno stato di biologico, alle api non viene propinato nessun trattamento e per quanto riguarda il cibo le api si nutrono del loro stesso miele a differenze dell’apicoltura tradizionale dove assumono glucosio e sciroppi.

Un altro aspetto importante nel biologico è che l’ape regina si seleziona da sé, solo le regine più forti riescono a sopravvivere. Questo perché se vengono trattate le api con antibiotici le loro difese diminuiscono, al contrario se non vengono trattate andranno avanti solo le più forti e se nelle arnie non vengono utilizzati acqua e zucchero si ottiene una produzione inferiore di miele ma la qualità sarà eccellente.

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Glifosato e api

Il glifosato viene classificato come diserbante che va a sterminare tutte le piante infestanti ed è uno dei problemi più gravi in quanto le api si nutrono di queste piante.

Il glifosato viene utilizzato nell’agricoltura e orticoltura e viene impiegato prima della semina oppure per accelerare il processo di maturazione. Sono stati portati avanti molti studi, dove le api venivano sottoposte a livelli di glifosato uguali a quelli utilizzati nei campi e si notò subito come ci furono dei cambiamenti nei microbiomi delle api. Può essere classificato come una delle cause principali dello spopolamento degli alveari ma non solo in quanto è stato definito come cancerogeno ed è presente sia nelle verdure che in altri cibi come farine e pasta. La soluzione per non assumere prodotti che contengono glifosato e acquistare prodotti biologici e nell’attuazione di norme più restrittive sull’utilizzo di questo diserbante.